Sblocco dei licenziamenti: cosa succederà?

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Lo sblocco dei licenziamenti si avvicina, e anche se al momento è al vaglio la possibilità di una mini proroga la data fissata rimane il 31 marzo 2021;

vediamo cosa comporterà il venire meno di questa misura di tutela che è stata posta in concomitanza con la pandemia da Covid-19 e la conseguente crisi economica scaturita dai lockdown.

Cos’è il blocco dei licenziamenti?

Innanzitutto partiamo spiegando in cosa consiste effettivamente il blocco dei licenziamenti:

si tratta di un provvedimento inserito nel decreto Cura Italia (D.L. n. 10/2020) al fine di evitare che i dipendenti italiani perdano il posto di lavoro fino a quando l’emergenza è in corso.

Si era pensato inizialmente di dare scadenza a maggio dello scorso anno, poi con il protrarsi della pandemia i termini sono stati gradualmente allungati fino a marzo 2021, data che si pensava costituisse un margine di sicurezza assai largo;

come sappiamo tuttavia l’emergenza coronavirus non è ancora completamente conclusa, motivo per il quale si attendono novità, al momento il provvedimento consiste in questo:

il datore di lavoro non può licenziare per giustificato motivo oggettivo, indipendentemente dal numero di dipendenti della propria azienda, né avviare procedure di licenziamento collettivo.

Divieto di licenziamenti da DL Cura Italia

Il DL Cura Italia ha sancito

  • la preclusione di avvio di procedure di licenziamento collettivo (L.n. 223/1991) nonché la sospensione delle procedure pendenti, avviate successivamente alla data del 23 febbraio 2020; 
  • il divieto di licenziamento per giustificato motivo oggettivo (L.n. 604/1966), indipendentemente dal numero di dipendenti impiegati.

Proroga DL rilancio

Il DL rilancio n. 34/2020 ha introdotto la possibilità per il datore di lavoro che avesse disposto licenziamenti per giustificato motivo oggettivo nel periodo dal 23 febbraio 2020 al 17 marzo 2020, di revocare in qualsiasi
momento tali recessi, in deroga alle regole ordinarie, a condizione che, contestualmente alla revoca,  egli richiedesse il trattamento di cassa integrazione salariale.

Questa possibilità è stata in seguito soppressa con il DL agosto.

Proroga DL agosto

Il DL agosto ha ripristinato le regole ordinarie, consentendo al datore di lavoro di revocare il licenziamento entro 15 giorni dalla comunicazione di impugnazione del medesimo, pagando al lavoratore tutte le retribuzioni maturate nel periodo che intercorre tra il recesso e la sua revoca.

Il rapporto di lavoro si intenderà ripristinato senza soluzione di continuità (art. 18, comma 10, L. n. 300/1970 e art. 5, D. Lgs. n. 23/2015).

Decreto ristori e possibilità di proroga

Il Decreto Ristori ha sistemato alcune falle interpretative che si aprirono con IL DL agosto, sancendo il termine ultimo per il blocco dei licenziamenti al 31 marzo;

giunti a fine febbraio non si ha ancora certezza che bar, ristoranti, negozi e aziende il 1 aprile staranno viaggiando a pieno regime, motivo per cui si pensa a una breve proroga del provvedimento in vista delle riaperture.

Cosa succede con lo sblocco dei licenziamenti?

Inutile dire che con lo sblocco dei licenziamenti verrà meno il principale calmiere tra quelli che hanno impedito finora di farci sentire la crisi in tutto il suo devastante potenziale.

Il governo di Mario Draghi non poteva permettersi di non porre ulteriori freni alla crisi in arrivo, per cui al momento si pensa di tamponare gli effetti dello sblocco dei licenziamenti nei modi che seguono:

  • rafforzamento del contratto di bilancio tramite legge di bilancio 2021
  • bonus assunzioni per i giovani fino a 35 anni
  • bonus assunzioni per le donne
  • incentivi in termini di decontribuzione per le assunzioni al sud

va da sé che gli ultimi tre provvedimenti necessitano comunque di una ripresa a pieno regime per operare, difficilmente ci sarà un gran numero di assunzioni fino a quando le attività lavoreranno meno della media degli altri anni.

La conseguenza ovvia dello sblocco dei licenziamenti è dunque la perdita del lavoro da parte di migliaia di persone;

prevedere quante persone perderanno il proprio impiego non è possibile, ma la gravità della situazione è evidente dal fatto che a fine 2020 erano già oltre 4 miliardi le ore di cassa integrazione erogate da Inps.

Come funziona il contratto di espansione

Il contratto di espansione sembra essere al momento la migliore arma in serbo in vista dello sblocco dei licenziamenti, ma come funziona?

Un’azienda con più di 1.000 dipendenti (ma pare potranno diventare 500 con la nuova legge di bilancio) tramite accordi sindacali può creare uno scivolo verso il pensionamento del personale più anziano, liberando risorse per l’assunzione di forza lavoro giovane.

Solo per il prepensionamento la soglia dimensionale delle imprese scende a 250 unità.

La norma mirerà a favorire il pensionamento di chi si trova ormai vicino alla tanta sospirata data, proteggendoli con una clausola che li metterà al riparo da future riforme pensionistiche (non si potranno dunque verificare per loro casi analoghi a quanto accaduto con gli esodati della riforma Fornero).

Isopensione Fornero

L’altro strumento atto a liberare posti di lavoro è la cosiddetta isopensione Fornero, che sarà adeguatamente ristrutturata:

la isopensione si applica ai dipendenti delle aziende con più di 15 dipendenti, è meno conveniente rispetto al contratto di espansione ma ne può dunque beneficiare una platea più ampia.

La legge di bilancio 2021 estende sino al 2023 la possibilità di accompagnare i lavoratori a pensione anticipata o di vecchiaia per un prepensionamento lungo fino a 7 anni dopo la risoluzione del rapporto;

i datori di lavoro non sono tuttavia obbligati a presentare un piano di assunzioni, rimane dunque da verificare l’effettivo impatto benefico che l’isopensione avrà al momento dello sblocco dei licenziamenti.

Guardare al futuro con ottimismo?

Ora che abbiamo visto cosa succederà con lo sblocco dei licenziamenti e quali sono i principali strumenti atti a calmierare la crisi dovremmo chiederci quale sarà la portata della stessa;

difficile quantificare con esattezza gli effetti che la pandemia da coronavirus avrà sull’occupazione nell’immediato futuro, ma da un lato possiamo essere leggermente ottimisti, dato che molte aziende italiane hanno un nome che permette loro di ripartire a pieno regime non appena sussisteranno le condizioni;

la paura più grande è che al 31 marzo (o comunque quando scadrà la mini proroga allo sblocco dei licenziamenti) l’economia non sarà ancora tornata a viaggiare sui ritmi pre crisi, o peggio ancora avremo ancora un’Italia divisa in zone con attività che lavorano a singhiozzo;

al momento tutta la fiducia dei governanti è riposta nella campagna di vaccinazione, considerata il principale strumento per potere ripartire in tempi brevissimi ma, come ormai sappiamo, anche i vaccini soffrono di rallentamenti e ritardi di consegna, che rendono ancora più imprevedibili gli effetti della fine del blocco dei licenziamenti.

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